Aggiornamento annuale 2016

Termina così un complicatissimo 2016 sotto molti punti di vista.

Un anno ricco di piccoli e grandi problemi e di importanti novità che in qualche modo hanno influito sulla gestione del mio portafoglio..o meglio ..spesso e sovente sulla “non gestione”.

Sono fortunato però..per la tipologia di investitore che sono diventato non c’è bisogno di una presenza attiva ed ossessiva..il portafoglio è avviato e va avanti per la sua strada senza bisogno di fare nulla..senza bisogno di connettersi tutti i giorni ..senza guardare book o oscillatori arcani, rincorrendo prezzi centesimo dopo centesimo.

Nonostante i numeri che andrò a riportare più avanti,il 2016 è stato un esercizio piuttosto interlocutorio sopratutto sotto l’aspetto del reinvestimento dei capitali incassati durante l’anno.

Vedere molte borse mondiali e molte aziende che seguo sfornare nuovi massimi ogni settimana è snervante e rende complicatissima la ricerca di nuovi investimenti ad un prezzo interessante.

Ma come dicevo prima.. Il Blackdog funziona benissimo e va avanti imperterrito a generare dividendi tutti i mesi.Un meraviglioso dicembre 2016 sigilla definitivamente un altro anno di cedole in crescita che si traduce in 121 euro mensili netti effettivamente percepiti,4.05 euro al giorno senza fare nulla di particolare.

Il problema è rimettere in circolo il denaro fresco trovando nuove idee o puntando su vecchie idee ancora convenienti..seconda ipotesi che di solito preferisco.

L’esempio classico è Astm ,uno dei pilastri del Black Dog ,che neanche un mese fa è inspiegabilmente scesa sotto la soglia dei 9 euro,allontanandosi così dal mio prezzo di carico.

Ecco il tipico caso che adoro.. Mr Market decide di svendere uno dei miei titoli preferiti senza un particolare motivo ed il risultato è che adesso le mie azioni sono diventate 302,il mio dividend yeld netto è aumentato a fronte di un prezzo di carico più basso.

Ma è stato solamente un caso sporadico…purtroppo.

Sotto l’aspetto del ricollocamento dei proventi incassati  ho fatto sicuramente flop..a fronte di incassi netti di 4126 euro solamente la metà è stata messa al lavoro..il resto è in attesa di essere investito non generando nessun provento.


Ecco il riepilogo degli ultimi 4 anni in dettaglio :

2013 2014 2015 2016
Capitale attuale 25900 42187 55108 53379
Capitale investito 22493 37106 45851 47470
Capitale realm.investito CRI 19407 31913 37573 35079
Differenza cap inv./CRI 3086 5193 8278 12391
Totale dividendi 1601 2626 3926 5374
Capital gain complessivo 1485 2567 4351 7018
Total Payback 13.72% 14.00% 18.05% 26.10%
Dividendo mensile effett. 58.14 85.42 115.47 121.56
Net yeld 3.1 2.76 3.02 3.07
Net yeld/CRI 3.59 3.21 3.69 4.16
Rendimento Totale 6494 10274 17535 18300
Capital gain annuale 294 1082 1784 2667
Dividendi annuali 76 1025 1386 1459
Entrate nette annuali 370 2107 3170 4126
denaro immesso 12506 5575 -2507

Il capitale investito aumenta del 3.5% mentre il capitale realmente investito (CRI) si decrementa del 6.6%.

Questo potrebbe essere letto come un dato positivo ma fondamentalmente è il risultato della mia cronica scarsità di idee e di qualche vendita dell’ultimo periodo.

I dividendi complessivi ammontano a 5373 euro ed il capital gain complessivo a 7018.

Denaro reale entrato sul conto corrente a mia disposizione per qualsiasi utilizzo.

Pensando alla banalità di un’azienda che deposita del denaro sul tuo conto..

Un’azienda può avere in cassa svariati milioni o miliardi e decidere di utilizzarli per remunerare gli azionisti o investirli nei vecchi o nuovi business o entrambe le soluzioni.

Questi investimenti si tradurranno nell’ipotesi migliore in nuovi utili e flussi di cassa o saranno sperperati (nell’ipotesi peggiore) in acquisizioni sbagliate o troppo care oppure in eccessivi aumenti di stipendio ai manager o riacquisto di azioni ad un prezzo troppo alto.

Ecco perchè ho scelto di puntare su aziende che utilizzano ampiamente lo strumento del dividendo.

E mi permetto di citare Siegel:

“Il valore del titolo e’ sempre uguale al valore attuale di tutti i dividendi futuri e non al valore attuale degli utili futuri. Gli utili che non vengono distribuiti agli azionisti hanno valore solo se vengono comunque erogati in momento successivo sotto forma di dividendi o sotto altre forme monetarie. E’ assolutamente errato valutare le azioni attraverso il valore attuale degli utili futuri e cio’ oltretutto porta ad una sopravvalutazione dell’impresa”.
Oppure John B.Williams:

“La maggior parte delle persone obietteranno alla precedente formula per la valutazione delle azioni sostenendo che si dovrebbe usare il valore attuale degli utili, non dei dividendi, futuri. Ma dividendi e utili non dovrebbero dare lo stesso risultato secondo le ipotesi implicite in questa critica ? Se gli utili non distribuiti sotto forma di dividendi vengono reinvestiti con successo ad un interesse composto a beneficio degli azionisti, come sottointendono questi critici, tali utili dovrebbero generare dividendi nel futuro; altrimenti, si traducono semplicemente in denaro perso. Gli utili sono solo un mezzo al servizio di un obiettivo, e i mezzi non dovrebbero essere scambiati con gli obiettivi.”


Il caso Parmalat e un bellissimo messaggio sul Fol

Riporto un vecchio intervento di un utente sul fol (finanza on line) di tanti e tanti anni fa..quando in analisi fondamentale c’era solo da imparare:

“Io ho sempre amato società che davano un buon dividendo.
Non lo so perchè ma società con un buon dividendo a livello instintivo mi sono sempre piaciute, forse per una sorta di insicurezza infantile mi rasserenava l’idea della rendita annuale.

Collegandomi al 3d sul Fair Value lì si parla di dividendi e di utili reinvestiti e di come quest’ultimi sono molto importanti perchè permettono di far crescere ancora la società .
Di per sè è giusto : se una società ha un utile di 100 e mettiamo un ROE del 15% per quale motivo dovrebbe darmi 80 in dividendo e reinvestirne solo 20 visto che il reinvestimento dovrebbe rendere circa come il ROE (ho un pò banalizzato e semplificato, ma passami il concetto …) e quindi il 15% ?
Io quel dividendo di 80 ma quando riesco a reinvestirlo al 15% ? Mai !!!
Meglio quindi prendere solo una piccola parte come dividendo e lasciare più soldi in società visto che li fanno fruttare meglio, no ?!?

Giusto, se il mondo fosse corretto ed onesto ciò sarebbe giusto.

Ma se non lo fosse …. ricordiamoci che una società può (con il benestare o la fattiva collaborazione di direttori, amministratori, revisori contabili e banche) falsificare il bilancio e scrivere valori falsi per

Utile , Fatturato , vari Margini operativi , Debiti , insomma tutto ….

e questo lo può fare per anni e anni ,

forse con un’unica eccezione

IL DIVIDENDO E L’UNICA COSA VERA E NON FALSIFICABILE DI UN BILANCIO …

E’ evidente : per mettere un dividendo in un bilancio ci vogliono i soldi, QUELLI VERI ; perchè poi ognuno di noi si
troverà una righetta sul suo estratto conto e magicamente avrà quei soldini da spendere.

Sul dividendo non ci si può inventare niente . O meglio lo si può fare forse per un anno , ricorrendo per pagarlo a risorse straordinarie, fidi bancari o non so cosa .
Sì ma nella migliore delle ipotesi per un anno : poi se i soldi non ci sono non c’è niente da fare.
Potrò anche falsificare il bilancio e scriverci che ho un utile di 10 Fantastiliardi ma il dividendo non lo posso materialmente pagare .

Al riguardo volevo mostrare i classici “due conti della nonna” che ho fatto oggi su un caso famoso : PARMALAT

Premetto che non ho mai avuto azioni Parmalat (per puro caso) e che quindi non ne sono rimasto bruciato (almeno su questo titolo …) e ne posso parlare con la dovuta freddezza .

Mi dilungo appena ma penso sia un caso veramente lampante :

Analizziamo brevemente cosa ha fatto la Parmalat dai dati di bilancio dal 1996 al 2002 quindi in ben 7 anni :

FATTURATO
1996= 2.822 ; 2002= 7.590 -> incremento tot. +170% cioè crescita annua composta del +15,2%

EBIT
1996= 226 ; 2002= 596 -> incremento tot. +164% cioè crescita annua composta del +14,9%

Non male è ? Crescita costante e uniforme e praticamente identica …

Ma vediamo il dato economico più importante di una società :

UTILE NETTO
1996= 98 ; 2002= 252 -> incremento tot. +157% cioè crescita annua composta del +14,4%

Capito ?????

Praticamente i tre indicatori sono cresciuti perfettamente uguali mantenendo quindi sempre la stessa redditività e lo
stessa percentuale di Margine Netto (sempre allineata al 3% circa).
Incredibile direi una società da manuale ……

Beh che dire, anche i dividendi avranno fatto qualcosa di simile , no ? Vediamo :

DIVIDENDI (rettificati per operaz. su capitale)
1996= 0,015 ; 2002= 0,020 -> incremento tot. +33% cioè crescita annua composta del +4,2%

Chiaro ???
Con tutto quel pò pò di utile, di fatturato e di Ebit che cresceva i dividendi rimanevano praticamente UGUALI.

Analizzando poi il dettaglio degli ultimi 3 anni (quando cioè la coperta era sempre più corta) troviamo :

UTILE nei 3 anni : +30% complessivo
DIVIDENDI nei 3 anni : – 9% complessivo

Cioè a fronte di un utile che cresceva ancora del 30% (su base triennale) i dividendi distribuiti calavano addirittura !!!

Ma io dico una azienda come la Parmalat che proprio un tecnologico puro non mi sembra , questi fantomatici utili che non ha distribuito in che cosa avrebbe dovuto reinvestirli con un business come il suo ?
In ricerca e sviluppo di mucche virtuali o di mungitrici a fibra ottica … Ma dai ….

No, la verità è che i bellissimi numeri sul bilancio da manuale erano tutti falsi e l’unica cosa vera erano i dividendi infatti scarsissimi come i soldi che erano presenti realmente in azienda .

Ecco perchè torno a ripetere che secondo me :

IL DIVIDENDO E L’UNICA COSA VERA E NON FALSIFICABILE DI UN BILANCIO …

Per distribuire i dividendi ci vogliono i soldi, quelli veri !

Con questo non voglio dire che non ci siano un sacco di società serie che reinvestono effettivamente gli utili sviluppando molto valore per i loro azionisti ; ma a me personalmente quando danni dividendi alti piacciono …
Anche perchè i soldi presi con i dividendi intanto sono presi e non ce li potranno più togliere neanche se falliscono
domani !!!”


Già …. il dividendo ha un qualcosa di meraviglioso.. ma oltre ad essere meraviglioso può diventare magico.

Reinvestite tutti i dividendi percepiti acquistando ulteriori azioni e.. il risultato sarà pazzesco.

Queste nuove azioni acquistate ..immesse nella gigantesca lavatrice ..non faranno che generare nuovi profitti alimentando il cerchio magico.. la palla di neve che giro dopo giro si trasforma in montagnetta..e negli anni in valanga.

C’è poco da fare.. non c’è bisogno di essere dei geni con 5 lauree.. bisogna solamente individuare aziende meravigliose ad un prezzo equo e lasciarle “lavorare” mettendo in moto la “dividend machine”.

3M,Procter and Gamble,Johnson & Johnson staccano dividendi da decine e decine di anni e molto probabilmente continueranno a farlo.

Lasciate che siano loro a lavorare per voi e fate sonni tranquilli dedicandovi ad altre cose decisamente più interessanti.


Il valore attuale del portafoglio è di 53.379 euro e se vendessi tutte le mie azioni il guadagno effettivo del progetto Black Dog sarebbe di 18.300 euro.

Il payback del portafoglio tocca un incredibile 26% ed in pratica quasi un terzo di quanto ho investito di tasca mia è già stato restituito.

Se paragono i dividendi incassati nel 2016 al capitale realmente investito ottengo un dividend yeld netto del 4.16%.

Il Black Dog funziona ..va alla grande .. ma è ora di compiere il passo successivo puntando alla crescita sostanziosa della cedola mensile.


Il portafoglio in dettaglio

Ad un certo punto dell’anno mi ero quasi convinto a razionalizzare e semplificare il mio portafoglio riducendo drasticamente le azioni possedute.

Ovviamente non ci sono riuscito e i titoli in portafoglio sono attualmente 64.

La cosa non mi spaventa!

Fondamentalmente mi piace troppo vedere i frutti dei miei investimenti..  vedere la mail la mattina che mi avvisa di un nuovo dividendo arrivato magicamente sul mio conto corrente.

E’ come investire in un ETF…ma c’è una piccola differenza.. questo è il mio ETF..io decido i pesi.. dove investire.. quanto e quando investire..e sopratutto cosa fare dei dividendi percepiti.

E le mie commissioni da gestore sono davvero basse…

Detto ciò..ho comunque cercato di mettere  un po’ d’ordine analizzando nel dettaglio la composizione della mia collezione di business.

Il portafoglio è stato suddiviso in 12 aree/settori(di diversi colori..l’occhio vuole la sua parte) quì sotto elencati con il rispettivo peso specifico in percentuale:

Food and Beverage 8664 16.22%
Energy 8569 16.04%
Health Care 6830 12.79%
Infrastructure 6658 12.47%
Industrial 5386 10.08%
Immobiliare 4487 8.40%
Gas tecnici e med 4165 7.80%
Small cap 3242 6.07%
Consumers 2067 3.87%
Finance 1585 2.97%
Technology 1119 2.09%
Telecom&Media 637 1.19%
53407 100.00%

Il dettaglio delle azioni lo trovate aggiornato sul sito nella sezione portfolio.

Alcune aziende sono impegnate in più business e potrebbero benissimo essere in 2 o 3 settori diversi ..pazienza.. ho cercato di inquadrarle considerando la parte preponderante dei loro ricavi.

Ad esempio Smiths Group genera una parte consistente dei suoi utili dal settore medicale e lo stesso discorso potrebbe essere fatto per Air Liquide e Sol ,per le quali ho creato un settore specifico che è quello dei “gas tecnici e medicali”.

Vediamo un po’i gruppi nel dettaglio :

Nel settore health care ci sono attualmente i seguenti titoli:

Johnson&Johnson,Medtronic,Pfizer,Bayer,Sanofi,Recordati,Abbvie,Glaxo,Gilead.

Non ho le competenze per capire le potenzialità di un farmaco in fase di sviluppo o una pipeline di prodotti o molecole.Reputo da sempre molto.. troppo difficile capire quale azienda è meglio di un’altra in questo settore.

L’unica cosa che posso fare è diversificare e puntare su delle vere e proprie “dividend machine”. Questo settore attualmente pesa per il 13% ma mi piacerebbe spingermi fino al 20%.

Uno degli ultimi inserimenti è il colosso tedesco Bayer con quotazioni decisamente penalizzate a causa della mega acquisizione di Monsanto.

Un altro settore molto interessante è quello delle infrastrutture.

Si tratta di business molto protetti e quasi inattaccabili,in grado di generare forti flussi di cassa per investimenti e dividendi..pur in presenza di alti gradi di indebitamento.

Con gli attuali titoli copro diversi settori protetti :

Enav : Traffico aereo e torri di controllo in Italia

Astm,Atlantia,Abertis: Autostrade in Europa e Sud America e da pochissimo in India

Abertis: Torri di comunicazione

Atlantia: Aereoporti di Roma,Nizza e Venezia

Ferrovie Nord: Ferrovie milanesi e lombarde

Ferrovial: Aeroporti di Londra,Autostrade in Usa e Canada,costruzioni e infrastrutture.

Questo “gruppetto” di aziende pesa per il 12,43% del portafoglio.

I settori più pesanti sono attualmente quelli che ho denominato “Food and Beverage” ed “Energy” entrambi con oltre il 16% del portafoglio.

Il comparto Energy è quello più numeroso in assoluto essendo composto da 11 titoli.

All’interno si svaria da colossi dell’oil,municipalizzate,distribuzione di gas ed energia elettrica ed energie  rinnovabili.

Nel Food and Beverage ci sono campioni assoluti,multinazionali conosciute in ogni angolo del mondo con quotazioni alle stelle..per un settore che sembra non conoscere crisi.

Per il mio gioiello Air Liquide ho creato un settore ad hoc chiamato “Gas Tecnici e Medicali”.

Air Liquide sta metabolizzando la mega acquisizione di Airgas ed è pronta ad iniziare un nuovo emozionante percorso di crescita.

Insieme ad AL c’è la small cap Sol ..una delle poche aziende rimaste del settore dopo la mega fusione annunciata di Linde e Praxair.

Fusione interessante che seguirò da vicino visto la mia attrazione per questo tipo di aziende.

Ultima menzione per il settore “Small Cap Italia” dove ho inserito piccole partecipazioni in interessanti realtà italiane in fase di sviluppo.

Nonostante la piccola taglia i dividendi sono reali e contano come quelli di Coca Cola o Nestlè.

Nel settore “analisi” ,all’interno del blog, sto tenendo traccia dei principali dati e multipli di qualche small/mid cap alla ricerca di sacche di sottovalutazione.

Ad esempio Servizi Italia, tenendo conto solamente dei dati dei primi 9 mesi,non vale nemmeno 3 volte il proprio ebitda.

Oppure Sabaf,azienda bresciana molto solida  che quota a malapena il proprio patrimonio netto (ricco di immobili) e stacca una cedola di tutto rispetto.

Attenzione..bisogna grattare sotto la vernice e vedere bene cosa c’è sotto.. alcuni  business non sono in forte espansione(Cembre,Sabaf,Servizi Italia) ma spesso e sovente sono comunque aziende molto patrimonializzate e ben gestite.

Un’altra azienda che seguo ,presente nella pagina menzionata, è Ima.

La multinazionale leader nel settore delle macchine confezionamento ha appena concluso un altro  mini ciclo di acquisizioni nel settore caffè ed è un’azienda davvero incredibile.

Vendere Ima è stata una follia!.. Pensateci bene ..sempre.. prima di vendere un gioiello in forte espansione ..dotato di “moat” sostanziosi..in grado di generare buoni flussi di cassa per acquisizioni e corposi dividendi.

Boh ci sarebbe tanto da dire su un’infinità di buone aziende che seguo o che possiedo ma va bene così.

Vi saluto e vi auguro un 2017 ricco di intriganti cedole,gustosi buy back e mirabolanti acquisizioni..il tutto come cornice.. la tela è la vita vera! Resa un pochino più bella da qualche soldino in più.


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10 pensieri su “Aggiornamento annuale 2016

  1. Ciao Nemo,
    Mi sembra che la nave proceda diritta verso la meta, certo i soldi non utilizzati non sono il massimo della vita ma effettivamente il mercato offre poco al momento. Io ho utilizzato le opzioni per aumentare la resa del portafoglio, ma è anche vero che si aumenta il rischio in maniera esponenziale. I mercati sono molto alti al momento, probabilmente ci saranno degli storni, ma a me sembra che i mercati siano sempre piu suscettibili alle notizie e ai “twit” dei personaggi famosi… Sotto questo punto di vista Trump potrebbe essere il vero e proprio “black swan event” in quanto gia ora spara a zero e crea turbolenze inaspettate…

    Bellissimo il pezzo del FOL, sono d’accordissimo con quello che è scritto! Dovrò riguardarmi un poco quelle smallcap italiane che hai postato, anche se al momento sto lavorando su un sistema di cattura di dividendi tramite le opzioni (di cui sopra)…

    Che dire? Auguri di buon 2017 e a presto!

    Ciao ciao

    Stal

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      • Ciao Alf,
        Stavo ricontrollando alcuni dei titoli… Vedo che sei in PHP, titolo molto interessante ma purtroppo i REIT in UK li tassano e quindi anche i dividendi si beccano una tassa in inghilterra prima di venire “stuprati” anche in Italia… Io è per questo motivo che sono uscito dai REIT uk (anche se continuo a pensarci seriamente), ma volevo chiederti se tu avevi valutato questa cosa e se alla fine ha prevalso la logica della differenziazione…
        ciao ciao
        Stal

        Mi piace

      • Ciao PHP in realtà è nella wish list ..
        Storia interessante e a spanne dovrebbe rendere comunque attorno al 2.7% netto.. non male di questi tempi.
        In un’ottica di diversificazione direi che nel mio portafoglio ci può stare alla grande.

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  2. Ciao Alfio.
    Sempre bello leggerti, complimenti per i risultati!
    Come avevo già detto, io non credo nell’acquisto diretto di azioni non italiane per via della doppia tassazione. Preferisco accedere con gli ETF, anche se mi limita la facoltà di scelta.
    Stimolante la riflessione sulle small cap italiane. Spesso danno stabilità al portafoglio. Servizi Italia la conosco bene, ha buoni dividendi e una volatilità bassa. Cembre me la stai facendo conoscere tu.
    Tanti auguri di buone feste e buon 2017!!!

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    • Ciao purtroppo la doppia tassazione esiste e dobbiamo farcene una ragione. Io sono riuscito ad accumulare molti dividendi nonostante le doppie tasse.
      Cembre è un gioiello.. senza debiti e con oltre 20 milioni in cassa..il problema è anche quello.. purtroppo non cresce per linee esterne ..ed è un peccato perchè potrebbe permettersi acquisizioni da 100/150 milioni di euro senza problemi.

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